Escursioni Da Diamante la Calabria più bella

Ott
21
2013





Langelle e vummuli. Andando a Belvedere

A Belvedere Marittimo la ceramica calabrese trova espressione di altissimo livello. Secondo molti, è proprio a Belvedere che si raggiungono i livelli artistici più elevati. Intanto c’è da dire che proprio in questo paese sono presenti i più importanti “tipi” di produzione: quella tradizionale, quella delle “scene” e dei “personaggi” e quella che comunemente è detta “innovatrice”. Andando in automobile, dalla marina di Belvedere su nel paese, si trovano lungo la strada le esposizioni dei ceramisti, cosiddetti “tradizionali” che sono in grado di offrire “langelle” “vummuli”, ma anche anfore interessanti e servizi di caffè. Sono sempre lavori in pura creta, con poco smalto giallo o con vernici di mille tonalità di verde e rappresentano la più autentica tradizione locale. I lavori insomma come si sono sempre fatti in Calabria con tecniche e gusti tramandati gelosamente da padre in figlio. Si tratta di artigiani in via di estinzione, di ultimi appassionati che non lasceranno eredi e forse anche per questo i loro lavori hanno un grande valore. Giù alla marina c’è il negozio-laboratorio della “Arte Pink” con un’interessante produzione che è famosa in tutta Italia. Oggetti di vario tipo che hanno sempre un legame con le forme e le tradizioni locali. La ceramica calabrese oltre che a Belvedere Marittimo trova espressioni elevate a Seminara (soggetti antropomorfi con colorazione in verde intenso, marrone e giallo); Gerace (riproduzione di anfore e pinakes locresi); Nicotera (ispirazione grottesca di origine mediterranea); Bisignano (oggetti con colorazione in marrone).



Pescatori e fotografi. Queste le ‘secche’

Il tratto di mare che va da S. Nicola Arcella fino a Diamante è di grande interesse subacqueo. Il pescatore o il fotografo potranno trovare in questo tratto cose veramente interessanti. Gli unici consigli preliminari, oltre a quelli di tipo generale che tutti conoscono, sono che bisogna preferire Giugno Luglio e Settembre. Immergersi ad Agosto, infatti, nel periodo di maggiore affollamento turistico potrebbe essere rischioso, salvo che non si sia attrezzati per le immersioni notturne che sono senz’altro da preferirsi. Dalla torre costiera di S. Nicola Arcella a Capo Scalea, la parete esterna a picco continua in mare su fondali che superano i trenta metri prima di incontrare la base sabbiosa. Tra la baia del Carpino e il comune di Scalea c’è un fondale ricco di grotte, fenditure, canali, cornicioni, franate di massi.
La piana alluvionale del fiume Lao e la sua spiaggia sabbiosa, ci separano per un tratto di dieci chilometri dall’ultimo evidente tratto roccioso della riviera dei cedri: l’isola di Cirella e il tratto di mare antistante l’abitato di Diamante. Più interessante è il tratto costiero che va da Diamante agli scogli emersi di Santa Litterata. Al largo si estende una secca (Approfondimento 1 | Approfondimento 2) il cui fronte meridionale accidentato scende più o meno rapidamente fino a venti metri. Vi si possono ancora incontrare corvine, saraghi maggiori, qualche cerniotta.



La Porta del sangue a Guardia Piemontese

Il turista curioso è sicuramente attratto dal nome e dalla posizione di Guardia Piemontese. Al paese si arriva percorrendo la superstrada che parte dalle Terme Luigiane. Guardia appare subito come un presepe con case basse di pietra e viuzze strette. La prima impressione arrivando, è di fare un tuffo in pieno Medioevo. Scesi dall’auto, l’impressione si rafforza: una vecchia porta di pietra con la scritta “Porta del sangue” e un’altra scritta “Piazza dei Valdesi”. Le antiche e tormentate vicende di queste case passano per questi nomi. Il paese ebbe origine nel XII secolo da una colonia di profughi di religione valdese che lasciarono la Val d’Angrogna, in provincia di Torino, per sfuggire all’inquisizione. Dopo lo scoppio della Riforma protestante, anche i Valdesi di Calabria cominciarono a predicare liberamente. A Guardia predicava Gianluigi Pascal, arrivato da Cuneo. Ma ben presto si scatenò la repressione. Pascal fu arso vivo a Roma nel 1560 a Castel Sant’Angelo. L’anno dopo Guardia fu distrutta. Molti furono impiccati, altri arsi vivi, compresi vecchi, bambini e donne. I cadaveri di 200 persone vennero squartati e appesi a dei pali piantati lungo la strada per 36 miglia. In undici giorni furono uccise 2.000 persone e 1.600 finirono sui monti vicini. Il sangue corse a rivoli per il paese trovando sbocco nella porta grande, che da allora si chiama “Porta del sangue”.



Buonvicino, Seradopolo e Madonna della neve

Il torrente Corvino sfocia nel mare di Diamante proveniente dalla Montea (1825 m.) dopo aver attraversato Buonvicino, in una vallata stupenda. L’escursione facile e adatta a tutti prevede di arrivare al villaggio abbandonato di Serapodolo dove ci sono anche molte sorgenti di acqua purissima. Tempo necessario: 4 ore (andata e ritorno). Periodo consigliato: estate – autunno. Punto di riferimento è Diamante. Da qui bisogna “salire” fin sopra a Buonvicino. Poco prima dell’abitato sulla destra c’è l’indicazione del Santuario “Madonna della neve”. Dal Santuario si prosegue scendendo verso il Vallone del Cisso dove si trova una grande sorgente di acqua “Acqua del Cisso”. Una volta arrivati alla sorgente si riprende il sentiero. Inizia una salita (abbastanza leggera) fino ad arrivare a delle radure in località Monteverde. Da qui si gode uno stupendo panorama sulle pareti della Pietra di Cisso. Proseguendo per il bosco misto tra ontani, lecci, biancospini si arriva alla località Durante dove c’è uno scenario molto suggestivo sulla Valle del Corvino e sui vari monti che circondano la valle. Si attraversa la Valle del Drago fino ad arrivare al villaggio abbandonato di Serapodolo. Qui vi sono molte sorgenti d’acqua. Il posto ideale per fare pic-nic all’aria aperta. Per il ritorno si ripercorre lo stesso sentiero per Madonna della Neve. E da li facilmente al nostro punto di partenza.



Nella Grotta di Dino in motobarca

La Calabria, con quasi 800 chilometri di costa, ha solo due isole e tutte e due sulla Riviera dei Cedri: Dino di fronte all’abitato di Praia a Mare e Cirella davanti all’omonima frazione nel Comune di Diamante. Cirella è facilmente raggiungibile a nuoto e con pattini, ma Dino è più ricca di insenature e di grotte e rappresenta certamente un’escursione interessante e piacevole per i vacanzieri della riviera. Due volte alla settimana (mercoledì e venerdì), parte da Diamante (Foce del Torrente Corvino) la motobarca S’Aligusta, per un’escursione all’Arco Magno di S. Nicola Arcella ed alle grotte di Dino. Si parte alle 8,45 e si rientra alle 14. La motobarca gira intorno all’isola. Le grotte in tutto sono nove. L’escursione prevede la visita delle due più belle: la “grotta azzurra”, lunga una settantina di metri, certamente la più fascinosa. Ricorda quella di Capri, ma è diversa, forse anche per i colori che vanno dal verde ramato all’azzurro pastoso e intenso. E infine la “Grotta del Leone” con una parete rocciosa che ricorda il “Re della Foresta”. Di ritorno sosta all’Arco Magno di S. Nicola Arcella per un bagno indimenticabile!




Nella valle dell’Argentino fra aceri e pioppi neri

Un’escursione lungo il fiume Argentino è un’esperienza unica ed indimenticabile. C’è una natura incontaminata e tutto il fascino del Parco del Pollino che è il più grande d’Europa. Si parte in auto dalla superstrada tirrenica. All’altezza del bivio per S. Maria del Cedro, proseguire per Marcellina fino alla deviazione per Orsomarso. Arrivati nel centro abitato ci sono le indicazioni per l’Argentino. La strada da percorrere è in terza battuta ma agevole. Si arriva a uno spiazzo dove si può parcheggiare l’auto. Le acque limpidissime scorrono nella penombra boschiva fatta di ontani napoletani, pioppi neri, carpini e aceri. Il sentiero è molto largo fino a canale Tufo, dove c’è sulla sinistra una sorgente di acqua potabile. Il posto giusto per un pic-nic. Si può consumare la colazione e ritornare a casa. I più allenati e i più esperti possono proseguire l’escursione. C’è un guado senza ponte, nЋ passerella. Come tutti gli altri che seguono. Il sentiero si fa stretto, ma è abbastanza visibile. Attraversa quattro volte il letto del fiume, fino ad arrivare alla località detta “Pontagnuoli”. Si riconosce da alcune case abbandonate a mezza costa sul versante sinistro. Dopo il sentiero sale lasciando in basso il fiume. Bisogna tenersi a destra lungo un sentiero appena accennato, fino ad arrivare nell’alveo del fiume. Si può proseguire nell’alveo (attenzione alle pietre scivolose!), superando un tratto pianeggiante, fino ad arrivare a una zona accidentata con gole strette e dirupi pericolosi. Un maestoso esemplare di abete bianco che sembra spuntare dall’acqua è l’ultima cosa da vedere. Proseguire è difficile e pericoloso. Anche per gli esperti.



La grotta di Papasidero e il graffito del bue

La grotta del Romito a Papasidero è certamente una delle cose più interessanti che ci sono sul Tirreno cosentino. In assoluto una delle cose più interessanti che esistono al mondo. Per l’escursione ci vogliono almeno quattro ore. Bisogna innanzi tutto arrivare a Scalea, entrare nel paese e seguire le indicazioni per Papasidero. Qui ci si può fermare un po’, prima di proseguire in direzione di Mormanno. Dopo circa nove chilometri, in località bivio della vena c’è sulla sinistra una stradella all’inizio della quale un cartello indica che si tratta della via di accesso alla grotta. Ancora un po’ e c’è una cascina e poi la grotta. Qui nel periodo estivo ci sono sempre le guide turistiche del Comune. La cosa più bella da vedere è il graffito del bue.



Rafting sul Lao. Una gita indimenticabile

Rafting è la specialità sportiva che prevede la discesa di un fiume a bordo di gommoni senza motori, seguendo la corrente del corso d’acqua e orientando l’imbarcazione a colpi di pagaia. Ed è proprio un’esperienza di rafting che vogliamo proporre in questa escursione che certo diventerà indimenticabile. Si tratta di una “gita” che possono affrontare tutti almeno nella versione proposta dalla “Lao river club” (Tel. 0985/86546) che è un’associazione specializzata di rafting, una delle poche che esistono in tutta l’Italia meridionale. La partenza è di mattina presto ma non prestissimo. A bordo di una gip si arriva a Papasidero e da qui con i gommoni giù a valle per dodici chilometri sul fiume Lao, in uno scenario naturale di incomparabile bellezza con soste su spiagette e anse meravigliose con la possibilità anche di fare il bagno nel fiume che è il più pulito in Italia. A fare da guida ci sono giovani espertissimi ma tutti gli escursionisti partecipano attivamente all’avventura dopo aver ricevuto prima della partenza tutte le indispensabili istruzioni. Il Lao, che è uno dei pochi fiumi navigabili tutto l’anno, è da qualche anno meta degli appassionati della canoa e dello sport fluviale perchè a differenza di tanti altri fiumi ha intorno una realtà naturale senza confronti per il fascino e la bellezza assolutamente non toccata dall’uomo. Chi, nonostante tutto, non avesse abbastanza coraggio potrà andare in auto fino a Papasidero e ammirare dalla strada qualche tratto del fiume. Non è molto ma serve ad avere una qualche idea. Ci sono dei suggestivi ponticelli e anche spiazzi nei quali si può parcheggiare.

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